Tragedia di Prato – Intervento in Aula

Durante la seduta di oggi all’ordine del giorno: “Informativa urgente del Governo sul tragico incendio verificatosi in una fabbrica di Prato che ha causato la morte di sette lavoratori di nazionalità cinese”.

Questo il mio intervento in Aula:

Qui lo Stenografico dell’intervento:
Grazie, Presidente.
Prato: una strage annunciata, così come lo è la classica maratona dell’ipocrisia, dichiarazioni su dichiarazioni, ma nessuno che si assuma un minimo di responsabilità.
  Dall’interno del capannone dormitorio vengono estratti sette corpi di lavoratori di origine cinese, che stavano riposando su un soppalco abusivo insieme ad altri operai orientali sorpresi dalle fiamme. Prato, un tempo splendente punto di riferimento delle aziende tessili, nel giro di vent’anni ha visto proliferare una miriade di laboratori, dove la manodopera cinese opera in situazioni inaccettabili dal punto di vista dei diritti umani e della sicurezza.
  A Prato non esistono più regole. Lo stesso pubblico ministero Tony dice: «La maggior parte delle aziende sono organizzate così, è il Far West». Se vogliamo impedire che ci siano altre tragedie come quella di Prato, allora cominciamo con l’ammettere che quella tragedia è l’effetto di un’economia malata, ormai lasciata alla sbando e totalmente incurante dei diritti fondamentali degli uomini, cinesi o italiani che siano. Il tutto di fronte ad una classe politica cieca, sorda e muta, quindi complice.
  Ultimamente sempre più spesso si sentono politici parlare in difesa del made in Italy, o di quel che ne resta. Oramai sempre più aziende italiane chiudono o delocalizzano per provare a sopravvivere, aumentando una disoccupazione già alle stelle. Ricordo che il Governo si era impegnato a ridurre il costo del lavoro e il cuneo fiscale nella legge di stabilità. E allora facciamo un atto di coraggio, non una misura fantasma che non beneficerà realmente nessuno. Ed oltre a ricordare, giustamente, i sette lavoratori di origine cinese morti per il profitto di qualche multinazionale, ricordiamo anche quegli imprenditori italiani che si sono tolti la vita perché stretti in una morsa di tasse, di cuneo fiscale e di costo del lavoro ormai insostenibile.
  Veloci, non tutte,

Munus, Mani Pulite e Beni Culturali

Come si riesce a legare una società di gestione, mani pulite e i beni culturali?

Semplicemente con una parola: Munus.

Munus è la società presieduta da Alberto Zamorati, personaggio noto alle cronache per l’arresto durante <<Mani Pulite>>.

Società che gestisce Beni Culturali e Servizi Museali, organizza mostre ed eventi, congressi, spettacoli e concerti.

Ma come gestiscono queste società il NOSTRO patrimonio artistico e culturale?

La gestione è formata da un intricato rapporto di “amicizie” e conoscenze, una gestione opaca e poco trasparente.

Nella gestione dei Beni Culturali abbiamo anche nomi di rilievo come per esempio: «Civita» collegata a Gianni Letta ed  «Electa» collegata a Silvio Berlusconi, oltre alla citata Munus e al suo Presidente Mario Zamorani.

In questi giorni sembra che siano state comunicate ” le nuove linee guida per l’affidamento in concessione dei servizi di accoglienza del pubblico negli istituti e nei luoghi della cultura statali” ma dal comunicato non si comprende se siano state o meno convocate tutte le categorie interessate.