Abbagli

Il Ministro Poletti si è lasciato prendere la mano un po’ troppo dall’entusiasmo, lo stesso entusiasmo che si impossessa di Matteo Renzi quando commenta l’altalenante tasso di disoccupazione del nostro Paese.

Il Presidente del Consiglio non sa, oppure ignora volontariamente, che il tasso di disoccupazione può aumentare per due motivi: o perché effettivamente diminuisce in vista di un aumento di lavoratori occupati o perché chi era in cerca di lavoro ha smesso di cercarlo, andando a far parte del grosso bacino dei Neet (coloro che non lavorano e non cercano lavoro… In poche parole sono coloro che hanno perso le speranze di riuscire a trovare un’occupazione. Questa è una cosa gravissima).

Il Ministro Poletti proprio qualche giorno fa parlava di 79.000 contratti in più (che non vuol dire 79.000 posti di lavoro in più, in quanto l’80% degli stessi riguardano ex contratti a progetto o false partite IVA trasformati in contratti a tutele crescenti, una sorta di sanatoria), ieri parlava addirittura di 1 milione di posti di lavoro (mi ricorda qualcuno…).

Oggi l’ISTAT lo riporta con i piedi per terra: 42.000 lavoratrici in meno in un mese.

Ebbene sì, il tasso di disoccupazione delle donne cresce al 14,1% e purtroppo la disoccupazione generale risale al 12,7%.

La disoccupazione giovanile al 42,6%.

Si può anche agire sui contratti e sul mercato del lavoro, ma resta il problema di fondo: la maggior parte delle aziende, sopratutto pmi, sono in sofferenza.

Mentre nel resto d’Europa, dove la media scende a 11,3% ed in Paesi come la Germania si abbassa ulteriormente al 6,4% (mai così bassa da dopo la riunificazione), l’Italia è sesta nella classifica della disoccupazione. Peggio di noi, in UE, solo Grecia, Spagna, Ungheria, Cipro e Portogallo.

Siamo ancora convinti che il Jobs Act sia la panacea di tutti i mali?