Camorra e Governo contro la raccolta differenziata

18 roghi in meno di 3 mesi. Questo è il bollettino di guerra che la camorra ha attuato finora contro gli impianti di smaltimento dei rifiuti. Una Terra dei fuochi estesa su tutto il territorio nazionale, dalla Lombardia alla Campania.

Nel bel mezzo di questa storia arriva il soccorso del Governo, ma non verso gli impianti di compostaggio o di trattamento dei rifiuti a freddo: il Governo arriva in soccorso di chi specula sui rifiuti, di chi va contro le direttive europee sul trattamento e recupero. É proprio con l’articolo 35 del decreto Sblocca Italia che viene incentivata la costruzione di altri, inutili, 12 inceneritori in dieci regioni, in modo da poter bruciare altri 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno (in Italia ci sono già 42 inceneritori in funzione e altri 6 in fase di costruzione: uno a Firenze, uno in Puglia, uno in Calabria e ben tre nel Lazio). Sempre grazie allo Sblocca Italia, gli impianti di incenerimento sono inseriti tra le “infrastrutture ed insediamenti strategici di interesse nazionale” in modo da velocizzare gli iter burocratici, impedire la protesta di movimenti e comitati grazie all’utilizzo delle forze dell’ordine o dell’esercito e togliere potere alle regioni.

La bellezza dei Referendum, come nel 2011

Sicuramente la maggior parte dei voi ricorderanno la grandissima mobilizzazione che ci fù per i quattro referendum del 2011, prima per la raccolta firme e poi durante la campagna referendaria per i 4 Sì.

I quattro quesiti riguardavano quattro temi molto importanti: la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, la remunerazione del capitale investito, lo stop al nucleare e il legittimo impedimento.

Vennero sposati da tutti quei movimenti, partiti, associazioni, gruppi di cittadini e comitati che avevano a cuore questi argomenti, senza dare importanza a chi li avesse depositati. E contro ogni probabilità venne superato il quorum (cosa non scontata per i referendum abrogativi). Purtroppo oggi buona parte della politica continua ad ignorare il risultato referendario del quesito sulla ripubblicizzazione del servizio idrico integrato (ma questa è un’altra storia).