Caro Michele, lotteremo anche per te

Caro Michele,

non ti giudico, non ti giustifico, purtroppo dinanzi al tuo gesto non posso che provare contemporaneamente rabbia e dolore.

Nella tua lettera mi sono ritrovato. Così come mi sono ritrovato prima nei panni di chi il precariato lo subisce e dopo nei panni di chi le leggi sul/contro il precariato le esamina in Parlamento.

Fino a quattro anni fa ti avrei detto queste parole:

Siamo quasi coetanei, ho solo due anni più di te, conosco in prima persona i drammi della nostra generazione. Ci siamo ritrovati nel bel mezzo di un gorgo silenzioso, che anno dopo anno, pezzo dopo pezzo, ci ha portato via le nostre speranze, le nostre ambizioni, i nostri diritti.

Abbiamo subito qualsiasi riforma del lavoro, mai migliorativa, sempre a peggiorare, che ogni giorno ci rosicchiava qualcosa che ogni generazione, ad eccezione della nostra, ha avuto: la speranza.