Mentre gli organi di disinformazione ci ricordano quante volte va al bagno l’ebetino di Firenze, il sindaco più assenteista d’Italia, cosa mangia a pranzo o la supercazzola del giorno, l’Italia va sempre più a fondo:

1) disoccupazione al 12,6%
2) disoccupazione giovanile al 41,6%
3) oltre 2 mln di “neet” tra i 15 e i 29 anni e 3 mln di scoraggiati
4) debito pubblico oltre il 2.100 mld € al 133% del Pil (peggio solo la Grecia)
5) deficit/Pil in bilico sulla soglia del 3%
6) avanzo primario intorno alla soglia del 4% (circa 60 mld €): ma a cosa ci serve essere così virtuosi se non possiamo spendere per crescita e welfare?
7) pressione fiscale oltre il 44% (livelli svedesi senza avere servizi svedesi)
8) cuneo fiscale oltre il 53%
9) il 25% del sistema manifatturiero bruciato dall’inizio della crisi
10) prestiti banche a economia reale: meno 4-5% ogni anno negli ultimi anni. Nel 2008 i nuovi prestiti ammontavano a circa 500 mld €, oggi siamo ridotti a circa 300 mld€
11) sofferenze bancarie: 155 mld €
12) sofferenze + incagli: 300 mld €
13) costo della burocrazia per le imprese: 31 mld € l’anno (uno scandalo)
14) costo temporale degli adempimenti per le imprese: 45 giorni l’anno sprecati
15) livello di produttività del lavoro: 9 punti persi rispetto ai partner Ue dal 2001 ad oggi (dato nuovo). Siamo a 128,5 euro di valore aggiunto creato ogni 100 euro di costo del lavoro. Media Ue: 145 euro.

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Questi sono i numeri dell’Italia.
Napolitano ci ha tolto dalle mani di Silvio Berlusconi per buttarci in quelle di Mario Monti. La situazione è peggiorata.
Poi ci ha dato in pasto ad Enrico Letta. La situazione è peggiorata ulteriormente.
Ora siamo, sempre grazie a Napolitano, nel limbo di Matteo Renzi.

Che fine faremo?

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