L’emendamento al decreto omnibus “sblocca Italia” proposto dal M5S alla Camera dei Deputati (articolo 40 bis), recante modifiche in favore dei lavoratori a contratto part-time verticale annuale ciclico e che una volta approvato, avrebbe garantito l’accesso di tali lavoratori agli ammortizzatori sociali per il periodo di sospensione contrattuale, è stato dichiarato inammissibile e quindi non degno di essere discusso e votato in aula alla Camera, senza una plausibile giustificazione.

Precari part time verticali

In effetti, in un decreto OMNIBUS, che contiene norme che spaziano dal settore agricolo, alla tutela ambientale e all’efficientamento energetico dell’edilizia scolastica e universitaria, al rilancio e lo sviluppo delle imprese, al contenimento dei costi gravanti sulle tariffe elettriche e infine alla definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea, un emendamento alla legge che avrebbe permesso di accedere agli ammortizzatori sociali anche alla categoria dei lavoratori a part-time verticale ciclico annuale nei periodi di sospensione del contratto, ai deputati del PD, sarebbe sembrato fuori luogo, perché,per la prima volta, avrebbero discusso di una misura che andava a favore dei lavoratori e non a favore delle solite lobbies imprenditoriali e finanziarie che governano e dominano la politica italiana degli ultimi 30 anni.

Agli occhi di chi ha deciso tale inammissibilità è sembrato improponibile, in un momento di crisi, cercare di migliorare le condizioni economiche in cui certi lavoratori versano per alcuni mesi all’anno nei periodi di sospensione contrattuale; inammissibile garantire un ammortizzatore sociale a chi per 3, 4 o 5 mesi versa in condizioni economiche di povertà.

L’emendamento era un atto che andava a colmare un difetto di una legislazione che non garantisce una sussistenza economica a chi versa i propri contributi per molti mesi all’anno ed è sospeso senza reddito e contributi per alcuni mesi all’anno, alla stessa stregua di un disoccupato.

I lavoratori a part-time verticale ciclico annuale sono lavoratori usa e getta, che si trovano a dover essere riposti nell’armadio come gli abiti al cambio di stagione, per poi essere rispolverati all’occorrenza rispuntando fuori come il coniglio dal cilindro dopo qualche mese, a seguito di una scelta involontaria, cioè quella di aver firmato l’unico contratto a tempo indeterminato proposto dai datori di lavoro in accordo con i sindacati confederali.

Lavoratori sacrificati sull’altare di una flessibilità che premia le lobbies imprenditoriali accreditate dal PD nelle stanze della politica, che rende flessibile non solo il lavoro, ma anche il reddito, la contribuzione e aumentano la fame, unica cosa garantita nei mesi di sospensione.

Modificare una legge, che da anni ha introdotto un modello di lavoratore a tempo indeterminato-precario, senza possibilità di accesso agli ammortizzatori sociali, doveva essere l’unica cosa da ritenere ammissibile e di buon senso all’interno del decreto “sblocca Italia”, ma questa presa di coscienza e assunzione di responsabilità non appartiene al PD, ne tantomeno al Governo Renzi, che con il suo job act vuole istituzionalizzare il modello di lavoratore precario ad libitum.

Inammissibile è il PD e il Governo Renzi che alla resa dei conti davanti ad un atto di mera riconoscenza di un diritto dei lavoratori part-time verticali ciclici annuali ad essere tutelati nei periodi di sospensione contrattuale, decidono che tutto ciò non può essere ammesso alla discussione pubblica nell’aula della Camera, ignorando un problema di molti lavoratori.

I veri inammissibili sono loro, che bivaccano alle spalle di chi onestamente vuole vedere riconosciuto il diritto alla sopravvivenza, che distolgono l’attenzione dai veri problemi presentando interrogazioni parlamentari improponibili da ascoltare.

Coloro che hanno deciso la inammissibilità di un emendamento che portava dignità economica ad una categoria di lavoratori di fatto precaria, non meritano rispetto, ma solo la condanna a vivere 10 anni di lavoro precario a tempo indeterminato, per capire il dramma che ogni anno, quando si avvicina la sospensione del contratto, tali persone vivono. Ed il dramma ancora più grave di quando tali lavoratori faranno i conti dei contributi pensionistici.

Lavoratori che per 3, 4 o 5 mesi l’anno perdono la loro dignità di lavoratori, in alcuni casi anche specializzati, persone che hanno famiglie da mantenere e si vedono negare anche gli assegni familiari e il versamento dei contributi, potendo far affidamento sulla sicurezza contrattuale della ripresa del lavoro.

Da oggi diciamo al PD e al Governo, ai parlamentari, agli amministratori regionali e comunali, quando sventolano la bandiera dei sacrifici, che possano fare affidamento sulla sicurezza della ripresa contrattuale del lavoro, che possono fare affidamento sul giudizio di inammissibilità delle loro richieste e che possono andare a bussare altrove,perché i lavoratori part-time verticali i sacrifici li hanno già fatti. Nessun passo indietro sarà fatto, fino a quando non sarà garantito a tali lavoratori il diritto di scelta se accedere o meno agli ammortizzatori sociali per i mesi di sospensione contrattuale per ottenere un reddito certo e sufficiente ad una vita dignitosa.

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