Durante la seduta di oggi all’ordine del giorno: “Informativa urgente del Governo sul tragico incendio verificatosi in una fabbrica di Prato che ha causato la morte di sette lavoratori di nazionalità cinese”.

Questo il mio intervento in Aula:

Qui lo Stenografico dell’intervento:

Grazie, Presidente.

Prato: una strage annunciata, così come lo è la classica maratona dell’ipocrisia, dichiarazioni su dichiarazioni, ma nessuno che si assuma un minimo di responsabilità.
  Dall’interno del capannone dormitorio vengono estratti sette corpi di lavoratori di origine cinese, che stavano riposando su un soppalco abusivo insieme ad altri operai orientali sorpresi dalle fiamme. Prato, un tempo splendente punto di riferimento delle aziende tessili, nel giro di vent’anni ha visto proliferare una miriade di laboratori, dove la manodopera cinese opera in situazioni inaccettabili dal punto di vista dei diritti umani e della sicurezza.
  A Prato non esistono più regole. Lo stesso pubblico ministero Tony dice: «La maggior parte delle aziende sono organizzate così, è il Far West». Se vogliamo impedire che ci siano altre tragedie come quella di Prato, allora cominciamo con l’ammettere che quella tragedia è l’effetto di un’economia malata, ormai lasciata alla sbando e totalmente incurante dei diritti fondamentali degli uomini, cinesi o italiani che siano. Il tutto di fronte ad una classe politica cieca, sorda e muta, quindi complice.
  Ultimamente sempre più spesso si sentono politici parlare in difesa del made in Italy, o di quel che ne resta. Oramai sempre più aziende italiane chiudono o delocalizzano per provare a sopravvivere, aumentando una disoccupazione già alle stelle. Ricordo che il Governo si era impegnato a ridurre il costo del lavoro e il cuneo fiscale nella legge di stabilità. E allora facciamo un atto di coraggio, non una misura fantasma che non beneficerà realmente nessuno. Ed oltre a ricordare, giustamente, i sette lavoratori di origine cinese morti per il profitto di qualche multinazionale, ricordiamo anche quegli imprenditori italiani che si sono tolti la vita perché stretti in una morsa di tasse, di cuneo fiscale e di costo del lavoro ormai insostenibile.
  Veloci, non tutte, le reazioni della classe politica: il presidente della regione Toscana, Enrico Rossi, chiede al Presidente del Consiglio Letta un incontro per definire un accordo di programma per risolvere questa questione, al Ministro Alfano chiede un incontro per far verificare di persona la situazione. Il Ministro Giovannini dichiara di voler predisporre il piano controlli per il 2014. Ci voleva questo perché accadesse ? Il sindaco di Prato, Roberto Cenni, ha indetto il lutto cittadino rivendicando di avere alzato il velo sulla vicenda. Il governatore Rossi si chiede: dove eravamo tutti noi ? Dove eravamo tutti noi ? Caro governatore, è troppo facile fare propaganda adesso, dopo una tragedia da lei definita annunciata. Bene, se era annunciata, voi tutti avete fatto orecchie da mercante.
   Dove eravate voi ? La situazione di Prato, la conosceva bene lui e la conosceva, altrettanto bene, il sindaco Cenni. Anche la trasmissione Report se ne è occupata nel 2007 con un’inchiesta. Troppo facile, adesso, farsi domande o indire giornate di lutto. Comincino tutti ad assumersi in maniera diretta le proprie responsabilità, non solo a parole, ma coi fatti. Comincino con il dimettersi e lasciare il posto a cittadini che hanno a cuore questo Paese, persone che non aspetteranno la prossima tragedia annunciata prima di fare qualcosa.
  A Prato esiste una realtà lavorativa che ha dell’incredibile: è uno dei più grandi centri di lavoro sommerso d’Europa, dove i lavoratori, gestiti ormai dalla criminalità organizzata, sono costretti a lavorare per quindici ore al giorno in situazioni assurde, disumane. Noi dobbiamo tutelare le aziende e gli imprenditori che pagando con fatica le tasse e gli stipendi dei propri dipendenti regolari e che stanno tirando per i capelli questo Paese, ormai finito, morto.
  Ed ecco che puntualmente si ripete il teatrino: governatori, ministri, sindaci si svegliano dal torpore e si incamminano a raccontare la stessa novella nella trasmissione di turno. Un primo piano, un finto volto affranto, un’anima appesantita, una colpa data al proprio avversario politico, un mea culpa falso come una moneta da 3 euro, e via: la coscienza adesso è più leggera.
  La situazione di Prato sta distruggendo il manifatturiero tessile italiano. Qui si lavora tutto il giorno, senza diritti, irregolarmente, senza controlli e nel resto del Paese aziende chiudono per la pressione fiscale. Le aziende chiudono perché non più competitive a confronto di chi, sfruttando il lavoro nero e la clandestinità, può permettersi di mettere sul mercato prodotti a prezzi assurdi senza la ben che minima garanzia del prodotto e dell’incolumità dei lavoratori stessi.
  Concludo segnalando ai vari attori di questo teatrino, altre realtà, come quella di Prato, nelle zone di Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino e Firenze, per dirne solo alcune, dove gli operai, anche lì, dormono a rotazione nelle fabbriche per garantire cicli continui di produzione. Ebbene, una volta tanto proviamo ad agire prima.
  Ministro, noi siamo pronti a collaborare, ma facciamolo seriamente

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