Percepivano la cassa integrazione da INPS mentre lavoravano all’estero per alcune compagnie aeree.

Questo è quanto è emerso dai controlli fatti proprio dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale su alcuni piloti, in seguito a delle segnalazioni. Nel giro di poche ore, da 36 sembrerebbero essere un centinaio i piloti che usufruivano della cassa integrazione (circa 11.000€) che sommata allo stipendio raggiungevano cifre tra 16 e 26 mila euro al mese.

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Il fondo per la cassa integrazione dei piloti (il Fondo di sostegno al trasporto aereo creato nel 2004, essenziale sopratutto in seguito alla crisi Alitalia) è finanziato grazie ad un plus di 3€ su ogni biglietto, quindi a carico dei passeggeri (a differenza della cassa integrazione prevista per tutte le altre categorie di lavoratori che è sovvenzionata da aziende e dipendenti). Inoltre i piloti usufruiscono di questo ammortizzatore sociale con dei vantaggi: la sua durata massima è di sette anni, mentre per tutti gli altri dipendenti è massimo di due; un tetto fino all’80% dell’ultimo stipendio mentre per gli altri non può superare la soglia massima di 1.100€.

INPS fa sapere di aver già avvisato tre anni fa il Ministero degli Esteri, il Ministero del Lavoro ed Enac. Segnalazione ignorata, che nel frattempo ha provocato un danno erariale di circa 7 milioni e mezzo di euro. Come si vede, la responsabilità non è solo dei piloti ma anche della politica e della società Enac.

Ho presentato un’interrogazione al Ministro del Lavoro per chiedere che i soggetti che hanno “truffato” le casse INPS restituiscano le somme percepite illegittimamente, correggere le criticità evidenziate dai fatti accaduti, valutare la funzionalità del suddetto Fondo e quantificare il livello prestazionale che lo stesso garantisce ai propri iscritti.

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